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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2014

Italia 2014 .... crollo di un ideale!

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Quanto è vicina la situazione attuale in Italia ai temi di Darkness? Troppo! Con un post del genere rischio di cadere nel banale e nel populismo ma questa situazione che si sta creando è troppo grande perché passi inosservati. Chi si ricorda di Factory? Quella canzone che parla della frustrazione di una persona (il padre di Springsteen), che tutte le mattine, attraversa i cancelli della fabbrica per compiere il suo lavoro e cercare di garantire una vita dignitosa per la sua famiglia. Un lavoro che rende la sua vita come una vita fatta di nient’altro che di lavoro. Il protagonista attraversa i luoghi di paura e i luoghi di dolore e perde addirittura l’udito per compiere dignitosamente il suo lavoro; pur sapendo di tralasciare i piaceri di essere padre, la sua educazione gli ha insegnato che per arrivare bisogna lavorare. Già bisogna lavorare… Era il 1978 e Springsteen raccontava così l’America di suo padre, quell’America figlia di un pensiero che per tanti, troppi anni, aveva creato la sic…

Wild Bill Circus Story. Ovvero il Wrecking Ball/High Hopes Tour riapre i battenti.... una storia infinita!

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Si è aperto il Wrecking Ball/High Hopes Tour 2014 con tre date in un continente relativamente nuovo per il sentiero che Springsteen ha iniziato a solcare circa quaranta anni fa: l’Africa. Esattamente il Sudafrica, stato dalle mille bellezze e dalle mille contraddizioni. Il destino a poi voluto che il tour iniziasse a un mese di distanza dalla morte del più grande personaggio della storia moderna del paese: Nelson Mandela. Com’è stato per Victor Jara a Santiago del Chile, per i Desaparecidos a Buenos Aires e in tante altre occasioni che non ricordo anche questa volta il Boss ha voluto rendere omaggio, non tanto alla figura, talmente grande da non averne bisogno, ma alla storia che ha fatto il personaggio. Accompagnato da un’E-Street Band sempre meno E-Street Band e sempre più Full Band With E-Street il Boss ha inanellato due (in attesa del terzo a Johannesburg) concerti da capogiro, mettendo di fronte al pubblico sudafricano un autentico juke-box dal quale era fin imbarazzante scegliere…

Piccola autocelebrativa

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Il mio primo "articolo" apparso sul settimanale "La Lomellina" (acquistatelo, non solo per il mio articolo) che parla di musica. Grazie al Direttore Stefano per l'appoggio e grazie a Lorenzo per lo spunto.




Pete Seeger (03 maggio 1919 - 27 gennaio 2014)

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Ieri si è spento all’età di 94 anni Pete Seeger, l’ultimo cantante, compositore e menestrello della musica folk americana degli anni ‘30/40. Forse il più grande insieme a Woody Guthrie. Loro due sono stati autentici ispiratori della parte “folk” del Boss. Il quale ha più volte reso omaggio a questi due suoi padri. We shall overcome è una delle “sue” canzoni, composta probabilmente all’inizio del ‘900 è una canzone icona dell’attivismo dell’America di quegli anni. Portata al successo da Joan Baez negli anni ’60 ha ritrovato un gusto particolare nel 2006 in tour con Bruce e la Pete Seeger’s Session Band. Questa canzone non è che una dei tanti capolavori che Pete Seeger ha recuperato, rivisitato e trasmesso alle generazioni future. Una canzone che seppur triste e cupa da una speranza grandissima per il futuro.
Se ne va un grande della musica americana, un’icona della lotta alle disparità e alla guerra. Se ne va un cantore di un tempo passato che forse non tornerà più ma che sarà sempre ap…

Altra piccola considerazione su High Hopes.

A quasi due settimane dall’uscita di High Hopes è il momento di trarre delle conclusioni, almeno per quanto mi riguarda, e rivedere anche le mie posizioni. In tempi non sospetti, dissi che il nuovo album del Capo era una sorta di corsa a favore della casa editrice, che cavalcando il successo di WB e del conseguente tour mondiale, in un certo qual modo obbligò il Boss a pubblicare un’accozzaglia di pezzi rivisitandoli e rileggendoli in chiave più “pop”. Bene mi sbagliavo! E provo a dire il perché. Primo perché un personaggio della levatura del Boss non ha la necessità di sottostare a obblighi contrattuali; il suo spirito di cantante folk lo porta a essere uno al servizio della gente e non al servizio delle sue necessità.   Secondo perché anche lui dopo anni passati a “misurare la distanza tra il sogno americano e la realtà americana” ha diritto a divertirsi un po’ con quello che meglio sa fare: la musica. Ormai a sessantaquattro anni suonati e suonanti ha il sacrosanto diritto di godere c…

Prigioniero 23011978

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“Ancora tuona il cannone, ancora non è contento di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...” (La Canzone del Bambino nel Vento) Oggi 27 gennaio, come tutti gli anni, si celebra la Giornata della Memoria per le vittime della Shoah, ovvero per tutte quelle persone che hanno perso la vita durante le persecuzioni del regime nazista prima e durante la seconda guerra mondiale. Preso come dato di fatto che il Giorno della Memoria debba essere condiviso e pubblicizzato per sensibilizzare il mondo a combattere ogni forma di estremismo, che sia di tipo politico, religioso o etnico mi sovviene un pensiero sulla frase che ho voluto citare. Una frase presa da una canzone di Guccini  e cantata spesso dai Nomadi. Purtroppo l’attualità del significato di questa frase è impressionante. Troppi sono, ancora oggi, i conflitti che insanguinano il mondo e permettono che moderni "gestapo" torturino e uccidano moderni “giudei”. Troppe ancora le dimostrazioni di i…

Piccola riflessione sull'amicizia passata.... al presente!!!

Il 12 ottobre 1993 usciva il quarto album dei Timoria dal titolo Viaggio Senza Vento; il primo realizzato, dell’ambiziosa band bresciana, come concept album. Il disco racconta la storia di Joe, ex tossico che cerca di ritornare sulla retta via, ma è costretto a farlo abbandonando le sue abitudini, i luoghi della sua gioventù e le sue conoscenze. Un album bellissimo che contiene tre canzoni tra le più belle della storia dei Timoria: Senza Vento, Sangue Impazzito e Verso Oriente. Voi vi starete chiedendo perché io abbia abbandonato la mia sfera, springsteeniana per scrivere questo post. Domanda più che lecita. Il post non vuole recensire (mai stato in grado di farlo neanche per Springsteen) ma per celebrare un album che ha fatto da collante con uno dei più bei sentimenti del genere umano: l’Amicizia. Questo post non vuole nemmeno essere un sentimental-retrò che saluta dei tempi che sono andati e che non torneranno più, anzi vuole rendere omaggio. E quei tempi erano scanditi dalle note di …

Un equazione tra Stolen Car e State Trooper con un comune denominatore: Down In The Hole

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L’ormai ossessiva, e forse compulsiva, necessità di interpretare e capire i testi springsteeniani ha preso il sopravvento e mi possiede. Dopo averlo fortemente criticato, dopo averlo riletto fuori da ogni pensiero precedente, rimanendo sempre del parere che è un album senza progetto, sto cercando di rivedere i miei pensieri e addirittura contraddirli. Pazzo eh??
Veniamo al punto. Ottobre 1980, Springsteen scrive una canzone che di lì a poco finirà su un doppio LP che sancisce l’ennesimo cambio di prospettiva sulla parabola dei personaggi e chiude, di fatto, il trittico iniziato con Born To Run. La canzone in oggetto è Stolen Car (Auto Rubata), l’album è The River. Stolen Car parla di un personaggio disperato e disilluso, un po’ il contraltare di quello di Born To Run, che sente la necessità di uscire dall’anonimato. Il personaggio è distrutto e neanche più l’amore gli da degli spiragli per il futuro. Scappa da casa, ruba un’automobile e arriva a sperare che la polizia lo arresti cosicch…

The Wall - una bellezza di High Hopes

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Ci sono stati, e ci sono tuttora, parecchi modi per cantare la guerra. C’è stato Dylan che ha denunciato direttamente i costruttori di morte in “Masters of War”, c’è stato Lennon che dal suo letto ha immaginato un futuro senza guerre e solo amore con “Imagine”. Poi ci sono stati i Jefferson Airplane che hanno cantato quelli che la guerra non la volevano e con la loro “Volunteers” hanno celebrato tutti quei volontari che hanno deciso di combattere per la pace. Non dimentichiamoci dei CCR che urlavano a mondo la guerra vista dagli occhi di chi, relegato in ceti sociali meno abbienti, non aveva i mezzi per evitarla a differenza dei loro coetanei più ricchi nella bellissima “Fortunate Son”. Nel nostro piccolo anche in Italia si sono avute belle testimonianze di canzoni anti war. Una su tutte? La Guerra di Piero di Fabrizio de André; cioè il racconto di un ipotetico Dio, padre di tutti gli uomini, che assiste alla morte di Piero e lo interroga, e forse s’interroga, su quello che è accaduto.…

Piccola riflessione sulla conoscenza (e sull'uomo)

“Chi mente a se stesso e presta ascolto alle proprie menzogne, arriva al punto di non distinguere più la verità, né in se stesso, né intorno a sé” (Fëdor Dostoevskij.) Questa mia riflessione, ai più, potrebbe sembrare assolutamente senza senso e senza un filo logico. Probabilmente non ho le cognizioni per scrivere una cosa del genere ma, con un pizzico di presunzione, posso dire di essere abbastanza intelligente da capire quando si è oltre il limite e quando no. Ormai da diverso tempo mi sono appassionato verso cose che fino a poco tempo fa non sapevo neanche esistessero. Il mio carattere impulsivo mi porta ad avere sete d’informazioni, perché non riesco a concepire l’ignoranza (la mia), quindi la ricerca spasmodica d’informazioni diventa, per me, prioritaria. Oggi con l’avvento delle nuove tecnologie, con internet e con il social network sembra tutto più semplice; basta connettersi al web, digitare una parolina magica e un mondo si apre davanti a noi. Quanto di questo mondo è però quel…

Riflessione spassionata su Fabrizio De André (La Città Vecchia)

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Non è facile parlare di Fabrizio De André; almeno non è facile farlo dopo che tanti prima, e molto meglio di me, l’hanno già fatto. Fabrizio de André rappresentante di quella categoria sociale denominata “cantautori” che tanto hanno fatto per la musica italiana. Fabrizio De André da Genova è stato uno di quei personaggi, al pari di Guccini, Vecchioni e tutti i suoi più o meno coetanei, a cui bastava muovere le corde di una chitarra acustica per far sì che le sue parole catturassero l’ascoltatore e permettendogli di aprire gli occhi sul mondo. Lo stesso fu con me.
Certo complicato e perfino nero il mondo di Faber, così lo chiamava il suo amico Villaggio, fatto di persone “diverse”, fuori dai canoni classici della stereotipia. Fabrizio De André, non serve che lo dica io, cantava i diversi per far sì che il mondo sembrasse fatto di diversi. Per ogni nano c’era un borghese, per ogni prostituta un professore e per ogni Piero c’era una società “bene” che poteva permettersi di mandarlo a mori…

High Hopes..... pirata!!!

La prima domanda che mi sorge è questa: “Dove è andata a finire Mary?” e la seconda questa “Dove sono i due che attraversavano le Badlands?” ma credo che la domanda finale sia “Dove sono andati tutti i personaggi che per quarant’anni hanno raccontato le loro storie?” Probabilmente in vacanza o sono a riposare nella mente di alcuni ortodossi, o presunti tali, come me. Sta di fatto che in High Hopes non ne vedo nemmeno uno. Già non ho resistito alla tentazione e prima della mia mini-vacanza londinese ho scaricato il pirata che ha circolato per la rete alcune ore. So che non è corretto ma la curiosità era troppa per fermarmi davanti alla tentazione.
Come già detto, era obiettivamente difficile mettere insieme un album ‘alla Springsteen’ dopo i fasti di quel Wrecking Ball che di sorta ha chiuso un periodo di racconti che erano iniziati nel lontano 1975. Secondo un percorso logico e rigorosamente temporale i due ragazzi di Born To Run, dopo mille avventure e, soprattutto, mille disavventure s…