Canzoni: A Good Man Is Hard To Find - Storia dell'incontro tra Bruce Springsteen e Ron Kovic (2017)

- di Nebraska78 -
Colts Neck, New Jersey. Nell’aprile del 1982, durante una sessione full band nello studio privato di Bruce Springsteen, la band si ritrova con un nuovo pezzo da provare.

L’idea di scrivere una canzone su questo tema nacque a Bruce durante un viaggio attraverso l’America fatto qualche anno prima. Partito dal Jersey per arrivare a Los Angeles, Bruce si fermò in Arizona per una sosta. Qua, acquistò un libro dal titolo “Nato il Quattro Luglio” scritto da Ron Kovic.
Ronald Lawrence Kovic nacque il 4 luglio del 1946 a Ladysmith una piccola città del Wisconsin. Conseguito il diploma, all’età di 18 anni, il giovane Ron decise di arruolarsi volontario nel Corpo dei Marines. Trasferitosi al Centro di Addestramento di Perris Island, in Carolina del Sud, dopo dodici settimane di duro addestramento venne inquadrato nel 3° battaglione del 7° Marines.
Nel dicembre del 1965, Kovic, viene inviato per la prima volta in Vietnam con il compito di stanare i nascondigli dei Vietcong. Nel 1967, tornò in America di stanza a Cherry Point in Virginia. Promosso sergente, nell’ottobre di quell’anno venne mandato una seconda volta in Vietnam come comandate di squadriglia. Arrivò poi il 30 gennaio del 1968; mentre in America il vento della contestazione sembrò soffiare più forte, quattro proiettili sparati da un AK-47 colpirono Kovic rispettivamente ad un piede, ad un braccio, ad un polmone e, il più letale, alla colonna vertebrale. Soccorso prima da un soldato e poi evacuato da un elicottero, il sergente Ron Kovic, venne ricoverato all’ospedale militare di Da Nang dove fu sottoposto a operazione. Durante la sua lunga degenza, Kovic, ricevette la Bronze Star Medal contornata dalla Purple Heart.
Tornato negli Stati Uniti e congedato dall’Esercito, Kovic, si ritrovò paralizzato dal ventre in giù e costretto a vivere in su una sedia a rotelle. Nonostante le sue onorificenze e il riconoscimento ufficiale del suo valore, si ritrovò a vivere nel più totale anonimato; nessuno sembrò curarsi di lui. Inevitabilmente cadde in depressione e successivamente iniziò a fare smodato uso di alcool; in poco tempo cambiò la sua immagine diventando una sorta di fantasma vivente. All’inizio degli anni ’70 e, con l’inasprimento del conflitto, Kovic decise di diventare testimonianza attiva di quanto crudele fosse la guerra, soprattutto per quelli che tornavano. Nel giro di pochi mesi subì qualcosa come dodici arresti per resistenza a pubblico ufficiale e propaganda antiamericana. Nel 1971, durante una manifestazione in California, subì un ennesimo arresto perpetrato dalla polizia che lo accusò di occupazione del suolo pubblico dopo che Kovic si rifiutò di sgomberare una piazza occupata da migliaia di giovani che protestavano contro la leva obbligatoria reintrodotta per colmare le sempre scarse risorse impegnate in Vietnam.
Nel 1976, decise di dare un seguito alla sua esperienza e di scrivere la sua biografia: Nato il 4 luglio. Il libro diventò un must anche perché fu una delle prime testimonianze dirette di quel periodo storico che molti, negli Stati Uniti, avrebbero voluto cancellare. Nel 1989, Oliver Stone, portò la storia di Kovic al cinema con il suo magistrale Nato Il Quattro Luglio, dove un ispiratissimo Tom Cruise interpretò l’ex soldato.
Bruce lesse Nato il Quattro Luglio proprio durante le pause del suo viaggio attraverso l’America. Giunto a Los Angeles, prese una stanza in un motel. Durante un momento di ozio ai bordi della piscina, Bruce, all’epoca già famoso, venne avvicinato da un tipo che iniziò una conversazione. Quel tipo era Ron Kovic. Iniziò un dialogo tra i due e Bruce iniziò ad appassionarsi ad una realtà che per lui era più o meno sconosciuta – in effetti, prima di Born In The USA, nessuna canzone trattò argomenti così specifici sulla guerra; anche perché il tema narrativo di Bruce era più indirizzato verso altri aspetti sociali – in seguito Ron convinse Bruce ad accompagnarlo al Veterans Center di Venice per rendersi conto di persona della realtà dei fatti; dalla fine delle ostilità in Vietnam erano passati ben 7 anni. In un’intervista famosissima, rilasciata per una nota rivista musicale nel 1999, Bruce ha ammesso che l’incontro con Kovic e con Bobby Muller, presidente dell’Associazione Veterani della West Coast, ha ispirato e contribuito alla realizzazione di alcuni suoi testi: uno di questi fu proprio quello registrato a Colts Neck in quell’aprile 1982, destinato a diventare una delle canzoni più belle e significative della raccolta Tracks: A Good Man Is Hard To Find (Pittsburgh)
E' nuvoloso a Pittsburg
Sta' piovendo a Saigon
Nevica al di là del confine del Michigan
Lei è seduta nella luce dell'albero di Natale
Con la radio accesa a basso volume
Pensando a quanto sia duro trovare un uomo buono

Una volta aveva un ragazzo
Una volta era la ragazza di qualcuno
E l'ultima volta gli diede tutto quello che poteva
Ora c'è una piccola ragazza che dorme nella stanza retrostante
Le dovrà raccontare della mediocrità di questo mondo
E di come sia difficile trovare un uomo buono

C'è una foto sul tavolo vicino al suo letto
Lui è con il suo vestito verde e lei con l'abito bianco da sposa
Lei ricorda come era il mondo il giorno in cui lui se ne andò
Ed ora come quel mondo è morto
Ed è difficile trovare un uomo buono

Ora lei non ha tempo per i Casanova
Quei giorni sono passati
Lei non vuole più che sia così
Ed è decisa a fare come qualcuno le ha consigliato
Mano a mano che passano le notti
Quando un uomo buono è così difficile da trovare
Lei spegne la TV
E senza una parola
Va a letto
Pensa a come è stato tutto sprecato
E quanto erano costosi i suoi sogni
Quando un uomo buono era difficile da trovare

E' nuvoloso a Pittsburg
La canzone parla di sentimenti. E lo fa analizzando la tristezza di una moglie che si trova sola, con una figlia da mantenere, dopo aver appreso della morte del marito in Vietnam.
La storia si svolge nell’intimità, tipica di questi casi, di una stanza di una qualsiasi casa americana; nel buio interrotto solo dalle luci dell’albero di Natale, la donna sta in silenzio e guarda la foto che la ritrae con il marito il giorno delle nozze. Nella stanza accanto, dorme una bambina, probabilmente la figlia della coppia, che s’appresta al suo primo Natale senza il padre. Nella seconda parte delle canzone, emerge il senso di sconfitta che attanaglia la donna che sembra non voler uscire dal suo stato; nonostante i consigli e le incitazioni, il suo cuore sembra chiuso e il suo timore sembra un fardello difficile da portare.
Possiamo notare come in questa canzone, una delle poche in cui la protagonista principale è una donna, emergono tutti i sentimenti di Bruce nei confronti della guerra. Sentimenti di repulsione e di denuncia certo, che però non si limitano ad un atto specifico, ma affondano le loro radici nelle conseguenze che proprio quell’atto comporta sul futuro delle persone; con un occhio di riguardo proprio per quelle che restano.
Se pensiamo alla celeberrima Born In The Usa, al suo lato B Shut Out The Lights, piuttosto che a componimenti più recenti come Brothers Under The Bridge, Devils & Dust o Last To Die, possiamo notare come questo tema sia quello che sta più a cuore di Bruce. Inoltre emergono i sentimenti di timore, inutilità, senso di smarrimento che attanagliano il futuro dei protagonisti.
Possiamo definire questa canzone come un nuovo aspetto narrativo che Bruce vuole analizzare per dare completezza ad un argomento che, troppo spesso, è stato approfondito ma solamente dal punto di vista ‘giornalistico’. Sicuramente questa si può intendere come un’altra frontiera del folk ma soprattutto un’altra frontiera della antiwar-song; ovvero, voler il guardare oltre il semplice momento storico, cercando di capire come questo possa impattare sulla realtà di chi l’ha subito. Perché, in fondo, è chi resta che deve continuare a vivere.

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