Dischi: Folk Beat N.1 (1967) - Francesco Guccini

- di Nebraska78 -
Marzo 1967, sul mercato musicale italiano s’affaccia per la prima volta un album pubblicato da un cantautore modenese che risponde al nome di Francesco Guccini. Già il titolo di quell’album lascia presagire che niente sarà più come prima: Folk Beat N.1

Siamo alla vigilia della cosiddetta rivoluzione sociale che sfocerà nel ’68; molti cantanti, soprattutto cantautori, sposano la causa sociale e la portano avanti cercando di fare breccia nella mente e nel cuore della gente, soprattutto in quello delle nuove generazioni. Dall’altra parte il panorama italiano era ancora fortemente influenzato dalla ‘musica leggera’ decisamente indirizzata al melodico classico e alle canzonette estive. I rappresentanti della categoria cantautori ‘impegnati’, erano ancora molto legati alla metafora, vedi molte canzoni di De André, tant’è che molti non capivano il linguaggio. Un esempio su tutti furono le pesanti critiche che proprio Faber subì dopo la pubblicazione de’ La Buona Novella (1970) e Storia di Un Impiegato (1973).
Poi arrivò lui e qualcosa cambiò.
Francesco Guccini nato a Modena il 14 giugno del 1940, all’epoca era già noto autore e collaboratore di diversi gruppi tra i quali figuravano i Nomadi e l’Equipe ’84. Visto il contesto sociale che si stava prospettando, il giovane compositore, capì che in quel preciso momento storico qualcosa andava cambiato; da qui l’idea di cambiare lo stile narrativo semplificando al massimo la sezione musicale proprio per risaltare il testo e il suo significato.
Ottenuto un contratto con la casa discografica “La Voce del Padrone”, il giovane Francesco, si armò di chitarra ritmica e di due collaboratori di tutto rispetto: Antonio Roveri alla chitarra solista e Alan Cooper all’armonica e seconda chitarra ritmica. I tre iniziarono a lavorare su alcune canzoni che Guccini aveva già scritto in passato.
Una di queste era Canzone Per Un’Amica che originariamente si sarebbe dovuta intitolare In Morte di S.F. e, in effetti, sull’album comparve così. Canzone famosissima, portata poi al successo dai Nomadi, che racconta la storia di Silvana Fontana, una ragazza che frequentava la stessa compagnia di Guccini morta in un incidente stradale nel 1966. Quest’ultimo colpito dalla tragedia decise di dedicarle una canzone che gioca sull’eterno conflitto tra futuro e presente; nonostante la tragedia sia alla base della storia nelle parole della canzone non si manca di rispetto al romanticismo che contraddistingue il futuro che ognuno di noi s’immagina. La canzone, dopo qualche aggiustamento ritmico, tipo l’intermezzo di armonica tra una strofa e l’altra, entrerà nell’album come seconda traccia.
Il secondo brano su cui i tre lavorano è una canzone decisamente antimilitarista che s’ispira ad un fatto realmente accaduto: L’Atomica Cinese. Canzone che sembra descrivere la fuga forsennata dell’umanità dall’incubo dell’atomica. In quel periodo una bomba nucleare scoppiò al confine tra la Cina e la Mongolia provocando una ventata di terrore nel mondo occidentale; dopo Urss e Stati Uniti anche la Cina era diventata una potenza nucleare. Il quadro descritto è tragico la nuvola atomica sembra coprire e oscurare tutto quello che incontra; nel dettaglio Guccini racconta molto bene rendendo proprio l’idea a chi ascolta.
Non si può non legare questa canzone alla successiva: Noi Non Ci Saremo. Anch’essa portata al successo da Daolio e soci, questa canzone parla di un mondo post-atomico che cerca, tra mille difficoltà, di ripartire dall’inizio. Il rammarico di chi racconta è quello di non esserci più. La versione dell’album è diversa da quella incisa dai Nomadi; infatti è più lunga di ben due strofe precedentemente ‘tagliate’ per esigenze di registrazione.
C’è anche spazio per l’amore in questo disco anche se l’impronta che Guccini vuole dargli è decisamente un’altra. Venerdì Santo parla di un amore che si consuma nel giorno in cui si svolge la tradizionale processione che ricorda la morte di Gesù Cristo.
Auschwitz  (La Canzone del Bambino Nel Vento) è tutto quello che conosciamo e anche di più. Guccini, in questo album, la rende molto più folk introducendo il cupo suono dell’armonica che richiama la triste storia dei deportati.
Talkin’ Milano è un contraltare blues alla famosa canzone Talkin’ New York di Bob Dylan; è sicuramente uno dei brani meno conosciuti del Guccio anche se di caratura importante.
C’è poi una canzone politica che gira come un valzer delle balere dell’Emilia: Il 3 dicembre del ’39 è una presa in giro coscienziosa della politica italiana di quel momento.
L’omaggio alla chanson francese, all’epoca veicolo per il racconto di storie folk al limite della legalità – vedi De André – è rappresentato da' La Ballata Degli Annegati. Una canzone che parla del triste racconto di un fiume che nel corso del suo cammino ha assistito alle tragiche vicende di uomini e donne che, per un motivo o per l’altro, hanno scelto di andarsene.
Ecco il beat, inteso come pensiero, che fa capolino dopo tanto folk. Statale 17 è il racconto del viaggio di un moderno Kerouac di casa nostra che tenta di raggiungere la tanto agognata felicità.
Il gran finale è rappresentato da una canzone particolare: Il Sociale e l’Antisociale. Scritta come due canzoni distinte che si fondono in un’unica cosa, questo testo racconta con sarcasmo l’alternanza di pensiero di due uomini posti, apparentemente, sull’opposta sponda.
Immaginate ora di fare un viaggio nella nebbia fitta della pianura padana; quella che ti bagna il volto quasi cerchi di attraversarla. Ci siamo solo noi e l’auto; soli sulla strada umida. Di fronte il grigio che sembra nascondere il futuro. Arriva il suono scarno, immaturo ma dannatamente penetrante di questo disco che apre la strada ad un racconto dell’uomo, per la prima volta diverso. Il resto viene da sé e allora, buon ascolto.
Album: Folk Beat N.1
Artista: Francesco Guccini
Anno di Pubblicazione: 1967
Etichetta: La Voce del Padrone (poi EMI)
Tracklist:
Noi Non Ci Saremo
In Morte di S.F.
Venerdì Santo
L’Atomica Cinese
Auschwitz (la canzone del bambino nel vento)
Talkin’ Milano
Statale 17
Il 3 dicembre del '39

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