Storia: Scusi questo bus ferma alla Columbia Records? (2017)

- di Nebraska78 -
«Là dove i sogni degli scaricatori di porto si incrociano con i desideri bagnati dal whisky di poter essere qualcuno un giorno.»

Probabilmente, questo passaggio di Does This Bus Stop At 82nd Street?, non fa riferimento al momento storico che stiamo per analizzare, ma è talmente calzante da non passare inosservata una riflessione.
Il libro della storia si apre alla pagina 2 maggio 1972. Quel martedì di primavera inoltrata, al soglio dell’ingresso del palazzo della Columbia Records, attende un giovane scapestrato di ventitré anni; di lì a poco un incontro potrebbe cambiargli la vita. Qualche giorno prima, Mike Appel che scoprì il suo talento l’anno precedente durante una jam session all’Upstage di Asbury Park, gli aveva comunicato di aver organizzato un incontro con John Hammond, il più famoso talent-scout della prestigiosa casa discografica.
Là dove i sogni degli scaricatori di porto …
Laggiù, nel New Jersey, dove la realtà è impantanata nel fango delle sue stesse paludi, il ventitreenne Bruce Springsteen lascia la sua casa per raggiungere la Grande Mela. Di fronte, finalmente, la possibilità di poter raccontare le storie di Bob Dylan, cantando come Roy Orbison usando il carisma di Elvis Presley.
Nei giorni che precedettero l’audizione, Bruce, scrisse qualcosa come dodici canzoni; quattro di queste passarono il filtro dell’autocritica e divennero i cavalli da far correre alla gara più importante del circuito. Ma quel martedì di maggio, Bruce, non suonò nessuna canzone; Hammond non lo volle sentire. Ma appena prima che se ne fosse andato, la vecchia volpe, lo fermò e gli fissò l’audizione per il pomeriggio del giorno successivo.
...si incrociano con i desideri bagnati dal whisky
Il 3 maggio del 1972, Bruce entrò nella sala audizioni della Columbia Records armato della sua chitarra che aveva girovagato insieme a lui per tutto il tempo. Dopo qualche istante le note di Mary Queen Of Arkansas inondarono lo studio giungendo fino dall’altra parte del vetro dove, un attentissimo Hammond, stava all’ascolto; quella canzone lo colpì e, in un certo qual modo, lo traumatizzò. Successivamente Bruce eseguì It’s Hard To Be A Saint In The City, Growin’ Up e proprio Does This Bus Stop, tre canzoni autobiografiche che però avevano un fondamento sociale molto particolare. Ma pare che i giochi fossero già fatti; quel pezzo sentito, romantico e allo stesso tempo struggente che raccontava di un mondo parallelo che tanto assomigliava a quello che si stava vivendo, colpì nel segno.
Al termine dell’audizione, Bruce tornò nell’ufficio di Hammond che disse: “Ragazzo, tu devi, per forza, lavorare con noi!”
…di poter essere qualcuno un giorno.

Un mese dopo, siamo nel giugno del 1972, Bruce Springsteen passò ancora il limite del fiume Hudson e giunse a New York per firmare il suo primo contratto con la casa discografica che, subito, gli commissionò un album da realizzare in tempi ristretti. L’anno successivo, quelle quattro canzoni, proprio loro, finirono sul primo disco della storia di Bruce Springsteen e della E-Street Band: Greetings From Asbury Park, NJ.

Recentemente Bruce Springsteen e la Columbia Records hanno festeggiato il 45° anniversario del loro matrimonio artistico, nato proprio in quel maggio.


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