Canzoni: Seaside Bar Song (1972) - Bruce Springsteen

Che la maggior parte delle canzoni, almeno quelle della prima parte della sua carriera, di Bruce Springsteen siano legate da un cordone ombelicale dal quale si nutre tutto il nocciolo del discorso è quasi un dato di fatto. Inoltre, sebbene non abbia mai fatto un disco concept – non è parte della sua natura –, in quasi tutti i suoi album il filone che conduce il discorso è unico, o per lo meno si assomiglia molto. Poi però ci sono le canzoni che contengono quegli elementi che riconducono alla storia sopracitata ma sono state scritte, e musicate, per dar sfoggio alla sua necessità di essere rocker.
Bruce nel 1972
Siamo nel tardo 1972 e Bruce passa molto tempo in studio di registrazione per dar vita al suo album d’esordio, Greetings From Asbury Park NJ, per il quale la Columbia lo ha scritturato all’inizio di quell’anno. È proprio durante quelle sessions di registrazione che, nonostante l’impegno, la vena narrativa del vulcanico Springsteen non smette mai di lavorare; tant’è che, molte canzoni pensate, sviluppate e scritte in quel periodo, saranno poi l’ossatura del secondo disco di Bruce, dal titolo The Wild, The Innocent e The E-Street Shuffle, pubblicato il successivo settembre del ‘73.
Una di queste canzoni è Seaside Bar Song.
Il Wonder Bar è uno dei più famosi bar di fronte alla spiaggia di Asbury Park.
Mentre la vorticosa giostra di 4th of July Asbury Park (Sandy), sembra voler imprigionare ogni uomo nelle sabbie dello Shore e la vita di Kitty, sedotta e abbandonata dal quel principe azzurro giunto dalla città e scomparso nel nulla, torna a farsi dura come sempre, Rosalita sta aspettando il suo momento e le luci di New York City abbagliano tutti i quelli che si sentono eroi ma sono in realtà prigionieri di un luogo da cui non riescono a staccarsi. È proprio in mezzo a loro che il suono puro, e romantico, del rock ‘n roll accende una luce che sembra voler illuminare, anche solo per un istante, i più nascosti vicoli di una città e le più recondite anime.
«Billy ha comprato una Chevrolet del '40 coupé deluxe
Ruote cromate, cambio a cloche dà il gas, sfriziona
Le piccole ragazze all'angolo splendono come diamanti
Un giorno Billy, saranno tutte mie.
Ehi, ragazza, vuoi venire a fare un giro sulla Cadillac di papà?
Perché mi piace il modo in cui i capelli ti scendono sulla schiena.»
Siamo probabilmente su una delle strade del Circuit; siamo ad Asbury Park, New Jersey. O forse siamo in un luogo qualsiasi dell’America degli anni ’70. In prima istanza possiamo, dato il sostanziale attaccamento dell’autore alla sue origini geografiche, quasi azzardare che la prima ipotesi sia quella più plausibile. Sarà poi col passare del tempo, e con l’analisi delle ‘puntate successive’, che potremmo asserire che, quella canzone come molte altre, accomunò intere comunità e intere generazioni senza vincoli geografici, sociali o culturali.
Un tale Billy e il suo amico – probabilmente Bruce –, che è anche il narratore, girovagano senza precisa meta ma con un preciso scopo: quello di godersi la serata. Fin da subito, nelle parole che Bruce usa per descrivere l’azione, si evincono alcuni fondamentali elementi che poi diventeranno un marchio di fabbrica della sua carriera. In primo luogo c’è l’auto, in questo caso una Chevrolet Deluxe degli anni ’40, perfettamente tenuta e con i cerchi cromati; infatti, all’epoca dei fatti, l’auto, era uno dei vanti con cui i giovani si davano sfogo. In secondo luogo ci sono le ragazze; altro must della musica rock ‘n roll del periodo d’oro, oltre che bersaglio di ogni uomo. Nella descrizione dettagliata della scena – una capacità innata di Bruce è quella di descrivere la scena talmente bene da proiettarla all’ascoltatore che entra a far parte del racconto – si nota anche la semplicità ; una semplicità che si distanzia dalla metrica tipica dello Springsteen dell’epoca, quasi a voler testimoniare l’assoluta voglia di raccontare una storia comune e di tutti i giorni.
«Bo Diddley, c'è Bo Diddley al bar della spiaggia.
Correremo scalzi nella sabbia, ascolteremo la sua chitarra.»
Uno degli eroi musicali di Bruce, fu proprio Bo Diddley, con cui riuscì a suonare durante una jam session proprio ad Asbury Park, nel 1971, quando era leader della Bruce Springsteen Band. È il ritmo della canzone a richiamare il sound di quell’epoca tanto caro alla formazione musicale di Bruce e di molti altri componenti della band dell’epoca.
«Dici che tua madre ti vedrà tornare all'alba
E che tuo papà ti picchierà perché sa che sei stata in giro.
Ma io voglio vivere una vita d'amore e stanotte tu sei quella giusta
L’autostrada è viva stanotte non avere paura, piccola
C’è qualcosa in una ragazza carina in una dolce notte d'estate
Che accende questo ragazzo.»
Siamo giunti ad un altro passaggio che ricalca uno dei temi cari al Capo: la fuga.
Una ragazza accetta di uscire una sera con l’uomo; lui è folgorato dal momento e sembra sentire il fuoco che s’è accesso nel suo cuore. Sogna di portarla fuori, sull’autostrada, forse per scappare ma sa anche che da quel luogo è difficile scappare. Salta subito all’occhio, anche se meno approfondito, il tema classico di alcuni testi molto più famosi; la citazione della madre e del padre, con i relativi sentimenti e azioni; essi ricordano la scena di Rosalita e sottolineano, da una parte la sua sfera autobiografica, dall’altra la distanza generazionale che intercorre tra i genitori e i figli in quell’angolo d’America degli anni ’70. Anche la dichiarazione che l’uomo fa alla ragazza, sembra il preludio di quella che l’eroe di Thunder Road farà a Mary qualche anno dopo.
«L’uomo alla radio capisce finalmente, e mette su qualcosa per potersi muovere
Ti stendi comodamente la tua ragazza ti si appoggia e dice: "ehi puoi alzare un pò il volume della radio?"
Ah, tutto il bar sta canticchiando
Sono venuti già tutti Little Willy e i suoi Soul Boom a metter giù tutta quella roba
Bè, non lasciare che la luce del giorno ti rubi l'anima
Sali sulle tue ruote e gira, gira, gira,... »
La radio inizia suonare musiche per loro due, la ragazza si lascia andare; tutto sembra girare per il meglio. Nel mentre, giù in città, tutti divertono; tutti sanno che la musica è quell’elemento che salva l’anima. Ed è proprio quel momento che non deve sfuggire, perché è lì per redimere. Il richiamo a pezzi di The River, come Out In The Street o Party Lights, sono chiari e lungimiranti visto che Seaside Bar Song è stata scritta otto anni prima del mitico disco del 1980.  
Infine ecco che anche la notte, tanto amata e tanto osannata in mille storie, fa il suo esordio nel racconto. La notte è quel momento in cui, tutte le frustrazioni di chi si sente prigioniero di una vita che non lo soddisfa, sembrano svanire; la notte girano i pazzi, gli storpi e quelli che vogliono godersi la vita senza il timore di essere giudicati. Nel racconto che seguirà la notte diventerà sempre di più teatro di storie di uomini redenti e alla ricerca del proprio sogno, fino a trasformarsi in quell’ombra malvagia che sembra catturare tutti gli incubi; oggi, o meglio in quel momento, la notte è solo quell’istante in cui il rock ‘n roll ti fa sentire vivo.
 «Tua madre ti vedrà tornare all'alba
E tuo padre ti picchierà perchè sa che sei stata in giro
Ma non mi interessa voglio vivere, ridere e amare finchè
La notte è ancora giovane.»
È così nell’ultimo passaggio del testo che Bruce riassume i due elementi comuni della canzone e li lega. Dando vita a un passaggio che nel futuro diventerà un solco profondo del suo personale, ma neanche tanto, racconto dell’uomo.
Bruce e David Sancious nel 1973
La canzone venne più volte provata, in due diverse versioni, tra la metà di maggio e la metà di settembre del 1973. In questo lasso di tempo, Bruce, trovò quella definitiva, che verrà registrata il 28 giugno del 1973 negli studios 914 Sound Studio in Blauvelt, NY. In questa versione, per la prima volta fa la sua apparizione David Sancious al piano, da poco tempo diventato membro della E-Street Band. La versione ufficiale è inoltre impreziosita dalle backing vocals originariamente non previste ma fortemente volute da Bruce per dare spessore alla canzone.
Prodotta da Mike Appel e Jim Cretecos, la canzone fu registrata da Louis Lehav e mixata da Ed Thacker. La E Street Band s’occupò del suono con David Sancious e Danny Federici al piano e all’organo, Garry Tallent al basso, Vini Lopez alla batteria e Clarence Clemons al sax e con Bruce voce solista e prima chitarra.

Come già detto, oltre a varie apparizioni sui bootlegs dell’epoca, la canzone è stata inserita nel cofanetto Tracks del 1998 come outtakes ufficiale del periodo di Greetings/The Wild, insieme a Bishop Danced e Santa Ana. Furono queste le uniche canzoni di quel periodo, oltre le ufficiali, i cui diritti erano stati acquisiti dalla Sony, controllore della Columbia Records, rispetto alla causa legale in corso con una casa discografica che asseriva di essere titolare dei testi scritti dal Boss prima del 1972. La prima volta dal vivo fu invece durante un’esibizione di Springsteen e della band nel ruolo di gruppo d’apertura dei Chicago al Broome County Veterans Memorial Arena, di Binghamton, NY, il 13 giugno del 1973, ovvero dieci giorni prima della sua registrazione ufficiale. L’ultima volta, almeno fino ad oggi, è stata eseguita il 13 maggio del 2014, come sign request, durante il High Hopes Tour, in quel di Albany.

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