Bologna, 2 agosto 1980... ore 10:25.

Mi chiamo M.F., ho ventiquattro anni. Sono sposata e ho una figlia che si chiama A.
Da qualche giorno, io e A., insieme a due nostre amiche, abbiamo deciso di fare qualche giorno di vacanza, così abbiamo lasciato il nostro paesino in provincia di Firenze, per raggiungere la nostra meta sul Lago di Garda. Oggi è il 2 agosto, è sabato, e fa un caldo infernale. Sul treno che ci porta da Firenze a Bologna ci saranno un milione di persone. Meno male che a Bologna, cambieremo treno.
BOLOGNA, 2 agosto 1980, ore 9:00
Sono le 9 del mattino. Appena metto piede sulla banchina del binario 3 della Stazione di Bologna mi sento svenire. Ci saranno già 40° all’ombra. A. si lamenta, povera, ha sete.
“Stai tranquilla, tra poco arriverà il nostro treno! Vedrai ti piacerà il Lago di Garda.”
Scendiamo le scale e inforchiamo il tunnel che porta alla stazione; anche quella galleria sembra un formicaio. Gente che va, gente che viene. Dappertutto ci sono valige e carrelli. Il vociare della gente si confonde con l’eco prodotto dai muri.
“Attenzione! Attenzione! Treno Rapido proveniente da Torino per Lecce è in arrivo al 4 binario. Ferma […].”
L’altoparlante annuncia l’arrivo di un treno. Non è il nostro. Il nostro dovrebbe partire alle 11:00.
BOLOGNA, 2 agosto 1980, ore 10
“Mamma, è un’ora che siamo qua al bar. Quando partirà il nostro treno?”
“A. stai tranquilla. Manca poco, beviti la tua bibita. Dai che andiamo in sala d’aspetto”.
“M., guarda che mi fermo un attimo a prendere un giornale. Così tanto da far passare il tempo.”
“Ok. V. ci vediamo in sala d’attesa”
BOLOGNA, 2 agosto 1980, ore 10.15
“Signora, vuole sedersi qui?”
“No, grazie. Non si preoccupi.”
Gentile quest’uomo a volermi cedere il posto ma preferisco stare in piedi; devo controllare A. che continua a correre come una pazza. D’altronde la capisco, si avvicina il momento delle vacanze. Io, quando avevo la sua età, non vedevo l’ora che arrivasse l’estate così, con mio nonno, andavamo sulle bianche spiagge della Sardegna a goderci il mare. Ah, quanto mi manca la Sardegna; l’ho lasciata per trovare un lavoro e non ci sono più tornata. Prima o poi dovrò convincere mio marito ad andarci così anche A. potrà vedere il bel mare.
BOLOGNA, 2 agosto 1980, ore 10:17
“M. hai visto questo? Ti ricordi quel ragazzotto che faceva l’attore negli sceneggiati di qualche anno fa?”
“Sì, me lo ricordo. Cos’ha combinato? Si è sposato?”
“Qua dice che è implicato in alcune storie di terrorismo!”
“Ah sì, ma guarda un po’. A. vieni a sederti e smettila di dare fastidio alle persone.”
Sono stanca, il caldo è asfissiante. A. non sta ferma un minuto. In realtà vorrei sedermi, ma non posso dire a quell’uomo gentile che ho cambiato idea. Quasi quasi vado a sedermi su quel tavolino laggiù.
BOLOGNA, 2 agosto 1980, ore 10:23
“Attenzione! Attenzione. In arrivo sul primo binario il treno proveniente da Ancona per Chiasso.”
Guardo fuori dalla finestra; il primo binario è lì. Vedo i volti delle persone che stanno sul treno. All’improvviso, non so perché, in sala d’attesa non si sente più nulla. Nessuno parla, nessuno che grida. Che bello il silenzio. Adesso vado a sedermi su quel tavolino visto che A. ha preso il posto della mia mia amica che è uscita un attimo dalla stazione per fumarsi una sigaretta. Manca solo mezz’ora, ormai ci siamo.
BOLOGNA, 2 agosto 1980, ore 10:25

Fai la brava, non giocare a nascondino! Fatti trovare, non vorrai mica perdere il treno per il Garda. Ma dove sei? Perché non rispondi?
Ma dove siete tutti quanti? Perché nessuno mi vede? Perché nessuno mi sente? Cosa sono tutte quei fischi che si sentono in giro?
Ehi sono qua! Aiutatemi a cercare A. inizio a preoccuparmi. A. dove sei? Fatti trovare.
Sembra che il mondo si sia fermato. Ma cosa cavolo è successo? Adesso appena arrivo in sala d’attesa mi sentono. Fanno tanto i gentili e poi, quando hai bisogno, non ti aiutano.
A. dove sei finita? Piantala di giocare perché adesso mi arrabbio.
Tra poco meno di mezz’ora dobbiamo partire. Metti in borsa le bambole che andiamo al binario.
OGGI, 2 agosto 2017, ore 10:25
Questa è la storia, romanzata e rivista, di due delle 85 vittime della strage di Bologna di quel tragico 2 agosto 1980. Due giovani vite spazzate via dallo scoppio di 23 kg di tritolo posizionati nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria, da un manipolo di uomini ‘deviati’.
M.F. ventiquattro anni, di un paesino della provincia di Firenze, quel giorno stava cercando di raggiungere il Lago di Garda con sua figlia A. di 3 anni. Tutte e due vennero cancellate dallo scoppio di quell’ordigno che sventrò la sala d’aspetto facendo crollare anche il tetto della costruzione. Il corpo della donna, o meglio, una parte del corpo della donna venne ritrovato, il 26 dicembre successivo, sotto un treno anch’esso in transito dal primo binario.
A. non poté mai crescere, non poté mai giocare, non poté mai fare nulla perché quel giorno, un macabro e triste disegno, le portò via la vita; per sempre.
Le istituzioni tacquero, parlò solo lui:
«Non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia.»

Sandro Pertini, Bologna 2 agosto 1980, ore 17:30

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